lunedì 20 gennaio 2014

Legalizzazione delle droghe leggere: un segnale anche da Milano

Attivarsi presso il governo per chiedere il superamento della Fini-Giovanardi e la legalizzazione della cannabis, tenendo ferme le normative repressive del traffico internazionale e clandestino di droghe.
Passare da un impianto di tipo proibizionistico a uno di tipo legale della produzione e della distribuzione delle droghe leggere. 
E' quello che ho chiesto, insieme ai colleghi Gibillini (SEL), Cappato (Radicali) e Sonego (FDS), con un ordine del giorno presentato in Consiglio, ancora da discutere.
Perché la legalizzazione non solo è il più efficace decreto svuota-carceri, non solo è il più grande tesoretto da destinare ai servizi sociali, ma è anche la più grande azione antimafia di sempre.

QUI puoi ascoltare le parole mie e dei colleghi in una bella video intervista di Repubblica TV.
QUI puoi leggere un articolo di approfondimento apparso su Repubblica
QUI invece un articolo apparso recentemente su Internazionale

Ecco il testo completo dell'ordine del giorno che abbiamo depositato.
ORDINE DEL GIORNO
Oggetto: Coltivazione a fini di commercio, acquisto, produzione e vendita di cannabis indica e dei prodotti da essa derivati, tenendo ferme le normative repressive del traffico internazionale e clandestino di droghe.
PREMESSO CHE
Dal 1995 ad oggi, la possibilità di un confronto pragmatico ed equilibrato in Parlamento è stata resa vana dall’ostruzionismo manifestato dalle posizioni più estreme e proibizionistiche, seppure nel Paese il tema della legalizzazione dei derivati della cannabis indica abbia acquisito consensi sempre più vasti;
Al di là di una impostazione ideologica, importanti riflessioni scientifiche e proposte concrete, hanno posto l’accento sulle esperienze e sulle scelte compiute in questi anni in Europa, sia sotto il profilo legislativo, sia in fase sperimentale ed oggi con risultati consolidati per quel che riguarda i programmi e le politiche di riduzione del danno.
Nel corso degli anni Novanta non pochi sono stati i progressi compiuti dal dibattito nella società italiana e negli orientamenti dell’opinione pubblica. Il successo, nel 1993, del referendum abrogativo delle norme penali del testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, ha dimostrato che la scelta repressiva, ispiratrice di quel testo, deve lasciare spazio ad una visione più pragmatica che privilegi un approccio di riduzione del danno. Tale consapevolezza, tuttavia, non ha avuto un approdo legislativo coerente con i risultati del referendum.
Oggi la situazione è ancora più` difficile perché la nuova legge approvata con un colpo di mano nel 2006, oltre a rivendicare una svolta di 180 gradi nella politica sulle droghe in senso repressivo, ha cancellato la differenza tra le diverse sostanze, mettendo in una unica tabella droghe pesanti e droghe leggere. Il risultato è che le carceri sono piene non solo di tossicodipendenti ma anche di consumatori condannati per detenzione di pochi grammi di “erba” o per la coltivazione di una piantina di canapa.
Occorre far valere di nuovo, a distanza di molti anni dal referendum, la capacità pragmatica di valutare i termini effettivi, anche e in primo luogo sotto il profilo giuridico e legislativo, delle politiche di riduzione del danno e, in quest’ambito, della legalizzazione dei derivati della cannabis indica, senza, appunto, pregiudizi, come è stato proposto tanti anni or sono, dagli appelli ad una più incisiva politica di riduzione del danno e ad una sostanziale distinzione, sotto il profilo legislativo, dei derivati della cannabis indica dalle altre sostanze stupefacenti.
Appelli sottoscritti da autorevoli esponenti della cultura, della società civile, del volontariato e da operatori delle strutture pubbliche, fra i quali si vuole ricordare, a
testimonianza della possibilità di un approccio laico a questioni complesse che richiedono equilibrio e capacità di innovazione, il senatore a vita, ora scomparso, Paolo Emilio Taviani, firmatario di un appello al Parlamento promosso da Franco Corleone e Luigi Manconi e sottoscritto, fra gli altri, da Michele Salvati, Antonio Tabucchi, Umberto Veronesi, in cui fra l’altro si affermava che «la legalizzazione delle cosiddette "droghe leggere" è opportuna non solo perché la valutazione delle conseguenze connesse al loro consumo non dovrebbe interessare il diritto penale (se non nei casi in cui il consumo, appunto, nuocesse ad altri)» e che «l’uso della cannabis non viene vietato in quanto pericoloso, ma è pericoloso proprio in quanto vietato». Nel corso di questi anni la logica penale ha aggravato e pesantemente condizionato la realtà del nostro Paese e reso ancora più difficile un diverso ed equilibrato approccio ai problemi delle tossicodipendenze, in generale, e alla realtà del consumo delle sostanze illegali.
I dati relativi alla sfera penale sono nel contempo drammatici e indicativi. In Italia come in Europa il 50 per cento dei detenuti è in carcere per reati connessi al consumo di sostanze stupefacenti.
CONSIDERATO CHE
L’Europa, con l’Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze (OEDT), ha da tempo sollecitato i Paesi europei a misure positive di riduzione del danno, sulla base anche delle esperienze ormai diffuse e consolidate: dalla Svizzera all’Olanda, dalla Germania alla Spagna, dal Belgio al Portogallo. Di contro in Italia l’approccio penale deprime e rende complesso il ruolo delle strutture pubbliche, come dimostrano i dati contenuti nelle relazioni annuali al Parlamento sullo stato delle tossicodipendenze, e limita la possibilità di attuazione di progetti sperimentali di riduzione del danno.
CONSIDERATO CHE
Recentemente l’associazione «Forum Droghe» ha curato l’edizione italiana del volume: «Dopo la war on drug». Un piano per la regolamentazione legale delle droghe, un testo elaborato dalla Fondazione inglese Transform impegnata da anni sul terreno della politica di riforma delle droghe. Il lavoro presenta una serie di opzioni pratiche e concrete per la creazione di un sistema normativo globale per tutte le sostanze psicoattive ad uso non medico, tracciando chiaramente un percorso di superamento della proibizione definita dalle Convenzioni delle Nazioni Unite. Sono molte le voci che ormai certificano il fallimento della war on drugs come testimonia il documento della Commissione latino-americana su droghe e democrazia, un organismo di esperti promosso dagli ex Presidenti Cardoso del Brasile, Gaviria della Colombia e Zedillo del Messico che chiedono un cambio di paradigma; un altro documento fondamentale è quello di questo anno della Global Commission on drug policy presieduta dall’ex Segretario delle Nazioni Unite Kofi Annan, che chiede una scelta a favore della legalizzazione.
Non va trascurato neppure il costo fiscale del proibizionismo. Recenti contributi teorici sostengono la superiorità degli strumenti fiscali per contenere il consumo di droghe rispetto alla applicazione di una normativa proibizionista.
In Italia il consumo di tabacchi ed alcolici è appunto scoraggiato tramite l’imposizione di una elevata tassazione. Uno studio del professor Marco Rossi dell’Università La Sapienza di Roma, stima le imposte ricavate sulla vendita della cannabis in 5,5 miliardi l’anno.
Il Consiglio Comunale di Milano
IMPEGNA il Sindaco e la Giunta
Ad attivarsi presso il Governo perché esso emani un decreto di legge che preveda il passaggio da un impianto di tipo proibizionistico ad un impianto di tipo legale della produzione e della distribuzione delle droghe cosiddette «leggere» traendo spunto dal disegno di legge dei Senatori Della Seta e Ferrante che propongono una norma che consenta, in deroga alle previsioni dei titoli III, IV, V e VI del testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, la coltivazione a fini di commercio, l’acquisto, la produzione e la vendita di cannabis indica e dei prodotti da essa derivati tenendo ferme le normative repressive del traffico internazionale e clandestino di droghe, oggetto della gran parte delle convenzioni internazionali in materia di droghe. Un successivo decreto potrebbe determinare le caratteristiche dei prodotti destinati alla vendita al dettaglio, della tipologia degli esercizi autorizzati alla vendita e della loro distribuzione sul territorio, nonché dei locali pubblici in cui potrebbe essere consentito il consumo delle sostanze. La soluzione proposta consentirebbe l’introduzione di un’imposta sulla fabbricazione e vendita di prodotti di consumo (accisa) e nel breve periodo di promuovere una fase necessaria di transizione e sperimentazione, che deve vivere di una ulteriore sedimentazione di una cultura diffusa in ordine alla tollerabilità del consumo di droghe “leggere”.
Luca Gibillini
Marco Cappato
Anita Sonego
Emanuele Lazzarini


venerdì 10 gennaio 2014

Regolamento Edilizio: quando un articolo può cambiare una città

Sono passati venti mesi esatti dall'occupazione della Torre Galfa. Il primo Macao. Il primo grande elettroshock collettivo, che ha aperto gli occhi della città sull'assurdità di quei ventiseimila metri quadri inscatolati in una gabbia di acciaio e vetro, dell'ingiustizia di tutti i luoghi sottratti alla collettività e lasciati a morire nell'incuria, abbandonati nel cuore di una Milano così affamata di spazi da riscoprire e liberare.
Venti mesi fa c'era qualcuno che rivendicava, qualcuno che contestava, qualcuno che si indignava. Sicuramente tutti ci chiedevamo: come? Come fermare quel degrado, contrastare l'abbandono, restituire un senso pubblico a quei pezzi di città lasciati nell'incuria?
Venti mesi dopo abbiamo una risposta.
La piccola grande rivoluzione arriva con uno strumento che porta il nome di Regolamento Edilizio. E che prevede, in uno dei suoi articoli più importanti (il numero 12), che tutti gli edifici non manutenuti e non utilizzati da più di 5 anni e per almeno il 90% della superficie, possano essere, dopo un preciso iter amministrativo, restituiti ad una funzione pubblica.
Come? 
Il Comune, accertato lo stato di abbandono, potrà diffidare la proprietà ad eseguire interventi di ripristino e messa in sicurezza dell'edificio. I proprietari dovranno presentare un progetto preliminare per l'esecuzione degli interventi, e se non lo faranno, il Comune interverrà in via sostitutiva, addebitando il costo più una sanzione. Se poi l’intervento dovesse essere troppo oneroso o non immediatamente eseguibile dal Comune, si potrà attribuire ai beni in questione una destinazione pubblica.
In più, (!) se un soggetto che possiede immobili in disuso chiederà di costruire su aree libere, non gli verrà rilasciata l'autorizzazione fino a che non avrà avviato i lavori di ristrutturazione dell'immobile abbandonato.

Il Regolamento, licenziato dalla Giunta, è ora al vaglio della Commissione Urbanistica e arriverà a breve in Consiglio Comunale. Ci sarà sicuramente da lottare, ma portare a casa questo successo sarà davvero una vittoria storica per la nostra città. Una risposta alla speculazione immobiliare che ha trasformato, sventrato e poi abbandonato, una risposta al bisogno di spazi dove far vivere la città pubblica, quella disegnata con il Piano di Governo del Territorio e ora forte di un ulteriore, importantissimo, strumento di tutela.

Per consultare il testo ora in discussione (quindi non definitivo) clicca qui.

Emanuele Lazzarini


 

mercoledì 8 gennaio 2014

Per uno sportello unico del pubblico spettacolo

Il settore della produzione di pubblico spettacolo è strategico nell’ottica di uno sviluppo economico, sociale e culturale di tutte le città europee. La deburocratizzazione degli iter autorizzativi è uno strumento indispensabile per favorire, sopratutto in un periodo di contrazione delle risorse pubbliche, il suo sviluppo.

Oggi la legislazione che interviene nel pubblico spettacolo è particolarmente complessa. Un operatore che vuole organizzare un evento può arrivare a dover affrontare fino a 19 tra pratiche ed autorizzazioni. E’ evidente che questa situazione, che intreccia molti livelli di competenza (Asl, Siae, Comune, Regione, Arpa…) limita notevolmente la possibilità di offrire intrattenimento, cultura e creatività.
E' per questo che, insieme ai consiglieri Gibillini e Barberis, ho presentato in Consiglio Comunale una mozione per l’istituzione dello Sportello Unico Spettacolo del Comune di Milano, per avviare un processo di semplificazione normativa nell’organizzazione di eventi.
Lo sportello unico è un luogo fisico dove espletare tutte le pratiche, ma anche un luogo dove trovare un accompagnamento per facilitare la creazione di eventi.

Con questa mozione scommettiamo su una città che moltiplicherà eventi culturali e di intrattenimento, che sarà sempre più viva, aperta e attrattiva, una città che sviluppa cultura anche come motore di occupazione e di economia, dove i protagonisti possono essere anche soggetti non professionisti.

Con la mozione, poi, accogliamo e facciamo nostro il risultato dei molti confronti sul tema fatti con gli operatori, i Consigli di Zona e con l’Assessorato alla cultura, in particolare, in occasione del Forum delle politiche giovanili del Comune di Milano, tenutosi alla Fabbrica del Vapore tra il 27 e il 29 Settembre 2013.

La realizzazione dello Sportello Unico Spettacolo è possibile già nel 2014, nonostante sia un'operazione non semplice né automatica. Certamente dovrà essere uno degli strumenti a disposizione di Milano in vista di un Expo 2015 ricco di cultura.

Qui sotto il testo della mozione:


MOZIONE:
ISTITUZIONE SPORTELLO UNICO PUBBLICO SPETTACOLO DEL COMUNE DI MILANO
Preso Atto che:
  • Obiettivo tra le priorità del Comune di Milano è la semplificazione burocratica, volta a snellire le procedure e a generare più semplici opportunità di sviluppo economico e culturale nella città.
  • Si intende pubblico spettacolo temporaneo manifestazioni con caratteristiche di spettacolo (quali concerti, rappresentazioni teatrali, performance artistiche) che si svolgono alla presenza necessaria di pubblico genericamente inteso, in luoghi aperti o chiusi adibiti all’evento.
  • Milano vanta enormi potenzialità di produzione culturale e artistica, grazie ad un tessuto sociale ed economico ricco di innovazione e creatività.
  • E’ obiettivo condiviso creare le migliori condizioni affinché si possa sviluppare un’offerta culturale per i cittadini più ampia, variegata e aggregativa possibile, anche in virtù del potenziale economico ed occupazionale che la cultura detiene.
  • In occasione del Forum delle politiche giovanili del Comune di Milano, tenutosi alla Fabbrica del Vapore tra il 27 e il 29 Settembre 2013, molti giovani milanesi, imprenditori o rappresentanti di associazioni, hanno sollevato la volontà e la necessità di moltiplicare l’offerta culturale e aggregativa in città e, contestualmente, evidenziando contestualmente la criticità attuale, dovuta alla complessità dei processi amministrativi e degli evidenti limiti che tale complessità impone ad un pieno sviluppo dell’economia degli eventi culturali.
  • L’incremento di eventi e momenti culturali ed aggregativi di pubblico spettacolo rappresenta un obiettivo perché è strumento di sviluppo economico, culturale, turistico e di valorizzazione del territorio per la città di Milano.
  • La contrazione progressiva di risorse pubbliche impone alle amministrazioni di promuovere e permettere sempre più manifestazioni che svolgano una funzione pubblica.
  • E’ importante favorire la produzione di spettacolo anche da parte di soggetti non professionisti, non solo attraverso lo snellimento burocratico, ma anche attraverso l’accompagnamento agli iter autorizzativi e soprattutto immaginando strumenti innovativi di facilitazione e formazione per la realizzazione di eventi di qualità.
Considerato che:
  • La legislazione che interviene sul pubblico spettacolo (specialmente in area pubblica) è particolarmente complessa e intreccia numerosi livelli di competenza: nazionali, regionali, Asl, Arpa, Siae, ma anche numerosi settori interni all’amministrazione comunale: licenza pubblico spettacolo, cosap, impatto acustico, urbanistico, somministrazione alimenti e bevande, per fare alcuni esempi, con la conseguente necessità, da parte di un operatore del settore o di un organizzatore, di ottenere fino a 19 diversi permessi o autorizzazioni per poter offrire alla città un evento o un esibizione culturale. Autorizzazioni attualmente necessarie da ottenere in altrettanti sportelli o luoghi con gerarchie di concessione non sempre lineari.
  • L’alto numero di pratiche e di autorizzazioni necessarie per lo svolgimento di un pubblico spettacolo a Milano, molto spesso genera impossibilità da parte di soggetti, soprattutto se non imprese specializzate, di offrire intrattenimento, cultura e creatività alla città.
  • Il Comune di Milano ha intrapreso un importante processo di semplificazione amministrativa che coinvolge mobilità, edilizia, cinema, informatizzazione dei processi e molto altro.
  • Lo snellimento burocratico e facilitazione normativa favorisce e agevola tutte le manifestazioni che hanno al loro interno caratteristiche di spettacolo, quindi anche eventi di carattere sociale, educativo, sportivo, di intrattenimento o di promozione culturale in generale.

IL CONSIGLIO COMUNALE DI MILANO IMPEGNA LA GIUNTA


A realizzare entro l’anno 2014 lo sportello unico del pubblico spettacolo.

Luca Gibillini 
Emanuele Lazzarini
Filippo Barberis